
La storia di Emanuele
Emanuele Capasso era un bambino di appena undici anni, con un sorriso disarmante e una vita intera davanti a sé.
Tutto iniziò a inizio marzo, con un semplice mal di gola e la febbre. Poiché Emanuele giocava a calcio, pensai fosse la solita influenza stagionale. Dopo pochi giorni i sintomi sembrarono sparire, ma, a distanza di una settimana, tornarono insieme a nausea e stanchezza.
Preoccupata, decisi di portarlo dal pediatra. Era venerdì e mi disse che potevamo attendere il lunedì per fare degli esami, non considerandoli urgenti. Purtroppo, proprio da quegli esami arrivò la notizia che nessun genitore dovrebbe mai ricevere: leucemia.
Da quel momento iniziò la corsa in ospedale e la paura di quella parola che solo a pronunciarla mi faceva tremare. Dopo ulteriori accertamenti, i medici mi chiamarono in sala per comunicarmi qualcosa di ancora più complesso: oltre alla leucemia, Emanuele aveva anche una patologia rara, l’HLH. La situazione era troppo delicata e fu necessario trasferirlo al Bambin Gesù di Roma.
Lì iniziò il nostro calvario. I medici facevano il possibile per salvarlo, ma io lo vedevo peggiorare giorno dopo giorno. Il 5 giugno subì un intervento di splenectomia: per una settimana sembrò andare meglio, ma poi sopraggiunse un’infezione che in soli venti giorni spense per sempre il suo sorriso.
Spero che nessun bambino debba mai affrontare la stessa sofferenza di Emanuele e che nessuna mamma debba veder spegnersi il proprio figlio sotto i propri occhi.
La mamma di Emanuele
Ogni storia come quella di Emanuele ci ricorda quanto sia fondamentale il sostegno alle famiglie che vivono situazioni così difficili. Realtà come AILE si impegnano ogni giorno per offrire supporto, ascolto e risorse preziose in momenti che sembrano insormontabili. Un piccolo gesto può fare una grande differenza: scopri come puoi sostenere anche tu la nostra missione.