“Via al flusso: il nuovo test per la diagnosi della HLH”

Da qualche tempo alcuni test basati sulla citometria di flusso sono all’attenzione dei ricercatori per la loro capacità di diagnosticare in maniera accurata e precocemente la HLH.
La citometria di flusso è una tecnica nata negli anni 60 del secolo scorso e che permette di identificare popolazioni di cellule, in base alle loro caratteristiche fisiche o chimiche. Per esempio le diverse popolazioni di globuli bianchi possono essere facilmente identificate dal citometro di flusso in base alle loro dimensione o al fatto di esprimere sulla loro superficie delle molecole specifiche.

Prima di proseguire, vorrei brevemente ricordare che i test diagnostici per la HLH misurano alterazioni della capacità di eliminare cellule infettate da virus o tumorali. Nei Linfociti T citotossici e NK questa capacità risiede in piccole vesicole, il cui contenuto citotossico viene secreto (esocitosi), colpendo la cellula malata e permettendo così la sua eliminazione.

La capacità di eliminare cellule target è una funzione complessa regolata da geni diversi. Alterazioni dei geni che sovraintendono a questa funzione, producono una deficienza di perforine nel caso del gene PRF1, o una deficienza dell’esocitosi dei granuli contenenti sostanze citolitiche, se le alterazioni sono nei geni UNC13D, STX11, STXBP2, RAB27A, LYST e AP3B. Complessivamente le deficienze si manifestano clinicamente come HLH.

I test clinici a disposizione della diagnostica della HLH e basati sulla citofluorimetria misurano:
1. La presenza/assenza nelle vescicole di proteine ad attività citossica o delle Porfirine
2. La capacità di uccidere le cellule target (detto altresì test di citotossicità)
3. la capacità di degranulare ovverosia di secernere il contenuto delle vesciole.
I test permettono quindi di evidenziare alterazioni diverse a seconda del tipo di difetto genetico. Per esempio la tipica carenza di perforina (PRF1) può quindi essere diagnosticata con sicurezza in base alla assenza perforina (test1), mancanza di capacità citotossicità delle cellule NK (test2), ma normale degranulazione (test3). Nei casi invece di deficienza dell’esocitosi, i risultati del test 2 e 3 saranno alterati mentre quello del test 1 sarà nella norma.

L’articolo mette in evidenza come il classico test di citotossicità basato sul rilascio del cromo radioattivo mostra un’accuratezza non ottimale e venga spesso sostituito con quello che misura il CD107a, anche se i due test non sono equivalenti. Infatti Il nuovo test permette di misurare la degranulazione delle cellule T citotossiche e non la capacità di eliminare la cellula terget. Gli autori mettono in evidenza però che combinando i test di espressione di perforina e CD107a, l’accuratezza diagnostica di questi test per l’HLH primario è molto buona e migliora solo marginalmente con l’aggiunta del test del rilascio del cromo delle cellule NK.
Inoltre il fatto che questi test basati sulla citofluorimetria non siano influenzati dal trattamenti terapeutici diretti a controllare l’HLH li rende ancora più interessanti. Quindi è forse tempo tempo, dicono gli autori, di “seguire il flusso” e porpongono di includere l’espressione ridotta di perforina e CD107a tra i futuri criteri diagnostici per l’HLH primario.

Articolo
Chiang SCC, Bleesing JJ, Marsh RA. Current Flow Cytometric Assays for the
Screening and Diagnosis of Primary HLH. Front Immunol. 2019 Jul 23;10:1740.

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